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La fabbrica illuminata

per voce femminile e nastro magnetico
Scheda

Data di composizione: 1964

Testi: di Giuliano Scabia e Cesare Pavese (da “Due poesie a T” per il finale)

Organico: Soprano; Nastro magnetico a quattro piste

Dedica: "Agli operai della Italsider di Genova"

Durata: 17’

Editore: Ricordi, partitura 131242 (1967) / nastro magnetico 131321

Prima esecuzione assoluta: Venezia, Teatro La Fenice, 15 settembre 1964. La Biennale di Venezia, XXVII Festival Internazionale di Musica Contemporanea

Carla Henius, mezzosoprano – Nastro magnetico realizzato presso lo studio di Fonologia della Radiotelevisione Italiana di Milano con la partecipazione del Coro della RAI di Milano diretto da Giulio Bertola – Luigi Nono, regia del suono

Sinossi

(Da La genesi de La fabbrica illuminata, in: Luigi Nono, La fabbrica illuminataedizione critica a cura di Luca Cossettini, Ricordi ©, Milano, 2010, pp. VI-VII).

La fabbrica illuminata è una composizione per voce e nastro magnetico a quattro piste su testi di Giuliano Scabia e un frammento di Due poesie a T. di Cesare Pavese. Composta nel 1964 per il concerto inaugurale del premio Italia, e dedicata agli operai della Italsider di Genova-Cornigliano, non fu in quell’occasione eseguita, perché censurata dalla direzione della RAI a causa dei testi fortemente politicizzati e ritenuti offensivi nei confronti del Governo. La prima esecuzione pubblica ebbe luogo a Venezia il 15 settembre 1964 al XXVII Festival internazionale di musica contemporanea – La Biennale, interprete la mezzosoprano Carla Henius e Nono alla regia del suono.

L’opera fu commissionata dalla RAI a Nono mentre questi stava lavorando con Scabia a Un diario italiano di cui La fabbrica illuminata avrebbe dovuto costituire un episodio. Il progetto originale, poi abbandonato, muoveva dall’idea di un teatro musicale impegnato politicamente e socialmente e ispirato alle avanguardie sovietiche (ad autori come Vsevolod Emil’evic Mejerchol’d, ad esempio), nonché al teatro politico di Erwin Piscator. Un diario italiano avrebbe dovuto quindi costituire la seconda “azione scenica” di Nono, dopo Intolleranza ’60 (1961).

Nel maggio del 1964 Nono si recò con Scabia e Marino Zuccheri, tecnico dello Studio di Fonologia della RAI di Milano, nello stabilimento genovese dell’Italsider per raccogliere materiali sulle condizioni di vita e di lavoro degli operai. Furono registrati su nastro magnetico rumori delle macchine e voci degli operai durante il percorso di produzione dell’acciaio; Scabia annotò parole, ordini, locuzioni gergali della fabbrica e raccolse pubblicazioni sindacali utili alla redazione del testo letterario.

Molti materiali musicali e letterari già creati per Un diario italiano vennero rielaborati e utilizzati per la nuova composizione: a parte dei corali Nono sostituì i testi con i nuovi redatti con Scabia sulla base dei materiali raccolti all’Italsider; un frammento della seconda scena, intitolato Sogno incubo. 5 donne, fornì il materiale di partenza per la terza sezione (Giro del letto). In tal modo La fabbrica illuminata assumeva i caratteri di una composizione autonoma.

Per la musica su nastro Nono ha utilizzato una selezione delle registrazioni del coro della RAI di Milano diretto da Giulio Bertola, la registrazione delle improvvisazioni su un canovaccio del mezzosoprano Carla Henius, voci e rumori registrati all’Italsider e suoni di sintesi. Questi materiali sono stati elaborati presso lo Studio di Fonologia della RAI di Milano, fusi tra loro e trasformati elettronicamente, fino a renderli spesso irriconoscibili. Scrive a riguardo Nono: «nessuna mimesis, nessun rispecchiamento. Nessuna arcadia industriale. Nessun naturalismo populista o popular». La voce solista, dialogando in concerto con la parte elettronica, integra il testo registrato.

La fabbrica illuminata si articola in quattro episodi:

  1. Coro iniziale
  2. Nastro solo
  3. Giro del letto
  4. Tutta la città + Finale

La prima parte è corale con interpolazioni della voce solista dal vivo; la seconda parte è per nastro magnetico solo: rumori della fabbrica e voci di operai; nella terza parte la voce dal vivo dialoga con il materiale elettronico e la voce registrata di Carla Henius, destrutturata e portata ad un altro grado di elaborazione; nell’ultima parte ancora la voce da vivo contro voce e coro registrati. Conclude l’opera un episodio monodico organizzato secondo la ben nota tecnica del “quadrato magico” che, nel caso specifico, genera la serie intervallare 2- 2+ 3- 3+ 4.

© Il presente testo è coperto da copyright

Altre versioni
Testi

La fabbrica illuminata
Testo di Giuliano Scabia,
e un frammento da "Due poesie a. T" di Cesare Pavese

1. fabbrica dei morti la chiamavano
esposizione operaia
a ustioni
a esalazioni nocive
a gran masse di acciaio fuso

esposizione operaia
a elevatissime temperature
su otto ore solo due ne intasca l'operaio

esposizione operaia
a materiali proiettati
relazioni umane per accelerare i tempi

esposizione operaia
a cadute
a luci abbaglianti
a corrente ad alta tensione
quanti MINUTI-UOMO per morire?

2. e non si fermano MANI di aggredire
ININTERROTTI che vuota le ore
al CORPO nuda afferrano
quadranti, visi: e non si fermano
guardano GUARDANO occhi fissi : occhi mani
sera giro del letto
tutte le mie notti ma aridi orgasmi
TUTTA la citta dai morti VIVI
noi continuamente PROTESTE
la folla cresce parla del MORTO
la cabina detta TOMBA
tagliano i tempi
fabbrica come lager
UCCISI

3. passeranno i mattini
passeranno le angosce
non sarà così sempre
ritroverai qualcosa

Scritti di Nono

15. La fabbrica illuminata (1964)

[15a]

allorché la Rai mi chiese una nuova composizione per il concerto inaugurale del Premio Italia 1964, stavo da tempo raccogliendo idee e materiali e studi per Un diario italiano, mio secondo lavoro — dopo Intolleranza 1960 — per teatro musicale. e in quel tempo studiavo attentamente la Inchiesta sulla fiat di Giovanni Carocci, pubblicata dalla rivista “Nuovi argomenti”, da cui pensavo trarre materiale per il testo: ambiente e problemi della lotta operaia mi premevano. poiché il concerto doveva aver luogo in Genova, chiesi allora di poter andare all’Italsider di Cornigliano, per registrare dal vivo nella fabbrica stessa: quest’esperienza, pur rapida, avrebbe costituito per me la provocazione decisiva appunto per La fabbrica illuminata, che ancora pensavo come uno studio-frammento per Un diario italiano. ma una volta nella realtà tumultuosa e incandescente di Cornigliano, ne fui sconvolto non tanto per la spettacolarità acustica e visiva apparentemente fantasiosa del laminatoio a caldo e di quello a freddo, o per la implacabile ritualità negli altiforni per la colata, ma proprio, non restandone affascinato astrattamente, per la violenza invece con cui in quei luoghi mi si manifestava la presenza reale operaia nella sua complessa condizione. e l’idea e il testo per La fabbrica illuminata si precisarono di conseguenza. alla Cornigliano si registrò materiale acustico nel laminatoio a caldo e a freddo e negli altiforni; inoltre anche voci di operai. nello Studio di Fonologia della Rai di Milano lavorai per due mesi insieme a M[arino] Zuccheri, tecnico collaboratore e virtuoso unico tra i vari Studi elettronici esistenti: un periodo di lavoro veramente entusiasmante, spesso dalla mattina alla mezzanotte, in continue ricerche, alle volte deludenti, altre esaltanti, in discussioni tecnico-acustiche derivanti dalle differenti qualità dei materiali a disposizione e per la loro diversa elaborazione necessaria, e alle volte anche e naturalmente in dispute. oltre al materiale registrato a Cornigliano, usai anche materiale originale elettronico appositamente preparato nello Studio di Milano, e molteplici interpretazioni, registrate cantate-mormorate-gridate-dette ecc., del testo sia da parte del coro della Rai Milano diretto da Giulio Bertola che dalla mezzosoprano Carla Henius. la composizione del materiale di Cornigliano con quello elettronico originale m’è derivata per superare l’impronta naturalistica del primo e quella freddamente meccanica del secondo con varie elaborazioni, anche insieme al coro, possibili con gli apparecchi elettronici. ma soprattutto mi entusiasma la grande ricchezza di elaborazione e di composizione che lo Studio elettronico offre alla voce umana, a questo meraviglioso strumento, sempre il più nuovo, naturalmente non limitato al canto, ma usato finalmente nelle varie sue graduazioni espressive. l’esperienza de La fabbrica illuminata a tal riguardo mi è fondamentale, e mi provoca e mi libera a nuovi sviluppi. la composizione di questo mio lavoro è per nastro magnetico a quattro piste e voce solista dal vivo. l’esecuzione ideale è unicamente in uno spazio, con quattro gruppi di altoparlanti — corrispondenti alle quattro piste — disposti in modo da creare quattro fonti sonore distinte e non simmetriche, e la solista dal vivo: essa si sovrappone, come all’inizio, al coro, oppure, come nella parte centrale, a se stessa registrata sul nastro in modo da moltiplicarsi in diverse espressioni simultanee. v’è una qualità acustica formale e semantica che giustifica le due dimensioni della voce solista: quella dal vivo e quella sul nastro. va detto che la radiotrasmissione limita di molto non solo la realtà acustica ma anche quella formale: infatti annulla le 5 fonti sonore distinte (4 gruppi di altoparlanti, più la solista), comprimendole in un’unica fonte. il testo de La fabbrica illuminata è del giovane poeta veneziano Giuliano Scabia, con quattro versi di Cesare Pavese, per il finale. la prima parte “esposizione operaia” è corale, con sovrapposizione della solista: mentre il coro, registrato su nastro, usa un testo ricavato da contratti sindacali e riguardante varie esposizioni cui l’operaio è sottoposto (a ustioni – a esalazioni nocive – a elevatissime temperature, ecc.), la solista, dal vivo, interpola quattro frasi, altrimenti manifestanti la condizione operaia, ricavate dalla voce stessa di operai (“fabbrica di morti la chiamavano”), o riflettenti un principio di sfruttamento (“su otto ore solo due ne intasca l’operaio”). la seconda parte del testo è quasi interamente affidata alla solista dal vivo e registrata multiformemente, con interventi corali verso la fine. v’è una sovrapposizione tra la condizione del lavoro e varie ossessioni oniriche derivanti, e inoltre alcuni momenti drammatici di vita (“la folla cresce” – “parla del morto” – “la cabina detta tomba” – “fabbrica come lager” – “uccisi”). il finale è di Pavese: il nastro tace, solo la voce dal vivo afferma con sicurezza: “passeranno queste mattine passeranno queste angosce non sarà così sempre ritroverai qualcosa”. La fabbrica illuminata è dedicata agli operai della Italsider-Cornigliano.

(IE: 1965; LN-Ricordi 446-448)

[15b]

Anzitutto: concepita come studio frammento per Un diario italiano – da più di un anno in elaborazione come secondo impegno, dopo Intolleranza 1960, nel teatro musicale –, ne è risultata una composizione assolutamente autonoma e conclusa in sé, sia per quanto riguarda il testo che per la forma definitiva. Ora il rapporto tra La fabbrica illuminata e Un diario italiano è un rapporto di situazioni e di ampliamento per nuove possibilità nell’uso della voce umana. Una fabbrica è una storia, una situazione di lotta, un momento dell’immensa passione e vita del movimento operaio, dove è in atto la negazione della negazione. Che cosa si può sapere del mondo d’oggi partendo da questa situazione e illuminandola mediante una costruita invenzione? Non musica o teatro documentari, poesia inchiesta; non registrazione o acquiescenza tecnologica; non resa alla potenza o alla routine dei mass-media, ma diario-illuminazione: come il Diario polacco e, appunto, Un diario italiano. Nessuna mimesis, nessun rispecchiamento. Nessuna arcadia industriale. Nessun naturalismo populista o popular. Solo una idea-musica semanticamente precisa sull’uomo d’oggi nel luogo della sua servitù-liberazione; la negazione di una negazione fissata in una forma, nell’impegno anche a superare la parzialità, soggettiva o oggettiva che sia, oggi così dominante non solo nella musica. Il testo di Giuliano Scabia è nato attraverso una serie di stesure, trasformandosi a seconda delle necessità dell’organizzazione musicale. Il rapporto parola musica non si è dunque risolto nella preparazione di un ‘testo per musica’, ma nella costruzione di un materiale linguistico significante non aleatorio, con uso di gergo di fabbrica, di linguaggio di contratti sindacali, di materiale onirico ecc. Il risultato musicale definitivo si può considerare anche risultato finale del materiale linguistico. Il materiale acustico base è costituito da: – registrazioni realizzate presso l’Italsider di Genova-Cornigliano; (laminatoio a caldo e a freddo, altiforni); – materiale originale preparato presso lo Studio di Fonologia della RAI di Milano; – registrazioni di molteplici interpretazioni del testo sia da parte del coro della RAI di Milano, diretto da Giulio Bertola, che dal mezzosoprano Carla Henius. La selezione, l’elaborazione e la composizione definitiva sono stati realizzati – giugno e luglio di quest’anno – da Luigi Nono presso lo Studio di Fonologia di Milano (dove l’estraneità meccanica è sempre completamente umanizzata dalla carica vitale di Marino Zuccheri, kybernetes socratico unico nei vari Studi elettronici esistenti).

La fabbrica illuminata è dedicata agli operai della Italsider di Genova-Cornigliano.

(Scritto con Giuliano Scabia; IE: 1964; LN-Ricordi 448-449)

Bibliografia

- Carla HENIUS, Erfahrungen mit Luigi Nonos "La fabbrica illuminata". Dokumente, Arbeitsnotizen und Berichte, in «MELOS. Zeitschrift für Neue Musik» (1975), pp. 102-108.

- Ernst H. FLAMMER, Forum und Gehalt. Eine Analyse von Luigi Nonos La fabbrica illuminata, in «Melos. Zeischrift für neue Musik», n. 3 (1977), pp. 401-411.

 - Hartmut MÖLLER, Nonos La fabbrica illuminata heute. Veraenderte Hoerwinkel, in Die Musik Luigi Nonos. Studien zur Wertungsforschung, Band 24, Universal Edition, Vienna/Graz 1991, pp. 205-256.

- Carla HENIUS, Tagebuchnotizien zur Entstehung von Luigi Nonos La fabbrica illuminata, in Luigi Nono. Aufbruch in Grenzbereiche, a cura di T. Schäfer, PFAU- Verlag, Saarbrücken 1999, pp. 9-24.

- Giuliano SCABIA, Composizione de "La fabbrica illuminata" di Luigi Nono e lettere del 1964, in «Musica/Realtà», n. 33 (dicembre 1990), pp. 43-68.

- Friedrich SPANGEMACHER, Fabbrica illuminata oder Fabbrica illustrata?, in Musik-Konzepte 20: Luigi Nono, edition text+kritik gmbH, Monaco di Baviera 1981, pp. 26-44.

- Nina JOZEFOWICZ, „Das alltägliche Drama. Luigi Nonos Vokalkompositionen La fabbrica illuminata und A floresta é jovem e cheja de vida im Kontext der unvollendeten Musiktheaterprojekte“, Hofheim 2012.

Audio/Video
[CD] Registrazioni dal vivo di una serie di esecuzioni presso la Sala Concerti del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia,

Interpreti: Chiara Liuzzi, soprano; Andrea Santini, regia; Masumi Osawa, soprano; Roberto Girolin, regia; Stacey Mastrian, soprano; Elena Partesotti, regia; Veronica Filippi, soprano; Claudio Papa, regia; Chiara Brunello, soprano

Note: ALN

[LP] 60038,

Casa discografica: Wergo

Interpreti: Carla Henius, soprano; Coro della RAI Milano; dir. Giulio Bertola

Note: Registrazione del 1966. Edito anche in CD Wergo WER 6038-2 (1992)

[CD] Registrazione privata di un’esecuzione del 8/05/1992 al Teatro La Fenice di Venezia, 1992

Interpreti: Colette Hochain, soprano; Stefano Bassanete. elaborazione elettronica; Coletto Ensemble

Note: ALN

[CD] ARCD 032, 1993

Casa discografica: Artis Records

Interpreti: Silvia Montanari, soprano; Alvise Vidolin, regia del suono

[DAT] Registrazione di un’esecuzione dal vivo a Colonia, 2000, 2000

Interpreti: Luisa Castellani, soprano

Note: ALN

[CD] 012, 2001

Casa discografica: Albedo

Interpreti: Hilde Torgensen, soprano

[CD] 7351, 2001

Casa discografica: Nuova Era

Interpreti: Tiziana Scandaletti, soprano

[MC] Registrazione privata del concerto tenutosi alla Queen Elizabeth Hall, Londra il 27/04/2005, 2005

Interpreti: London Sinfonietta Ensemble; dir. Oliver Knussen

[CD] STR 33708, 2005

Casa discografica: Stradivarius

Interpreti: Tiziana Scandaletti, soprano

[DAT] Registrazione privata di un’esecuzione dal vivo del 31/05/2006, 2006

Interpreti: Chiara Brunello, soprano; Andrea Rigulli, regia

Note: ALN