Guai ai gelidi mostri
per 2 contralti, flauto, clarinetto, tuba, viola, violoncello, contrabbasso e live electronics
Scheda
Data di composizione: 1983
Testi: a cura di Massimo Cacciari, da Gottfried Benn (Dunkler), Lucrezio (De rerum natura), Carlo Michelstaedter (La persuasione e la retorica), Friederich Nietzsche (Così parlò Zarathustra), Ovidio (Fasti), Ezra Pound (Cantos), Rainer Maria Rilke (Elegie duinesi), Franz Rosenzweig (La stella della redenzione)
Organico: 2 Contralti; Flauto (anche Ottavino e Flauto basso), Clarinetto (anche Clarinetto piccolo in Mi♭ e clarinetto contrabbasso in Si♭); Tuba (anche Tromba piccola in Si♭); Viola, Violoncello, Contrabbasso; live electronics
Durata: 28’
Editore: Ricordi, 133783 (1983)
Prima
esecuzione assoluta: Köln,
Funkhaus, Großer Sendesaal, 23 ottobre 1983. Musik der Zeit I, Begegnung mit
Italien.
Susanne Otto,
Bernadette Manca di Nissa, contralti – Roberto Fabbriciani, flauto basso –Ciro Scarponi, clarinetto – Charlotte Geselbracht, viola – Christine Theus, violoncello – Stefano
Scodanibbio, contrabbasso
– Giancarlo Schiaffini, tuba
– Roberto Cecconi, direttore
– Experimentalstudio der Heinrich-Strobel-Stiftung des Südwestfunks, live
electronics – Hans-Peter Haller, Luigi Nono,
regia del suono –
Alvise Vidolin, assistenza alla
regia del suono –
Rudolf Strauss, Bernd Noll,
tecnici del suono
Sinossi
Altre versioni
Testi
In Tyrannos!
Stato si chiama
Il più freddo
Di tutti i gelidi mostri-
A dryness calling for Death
Il suo Segno
Predica Morte
Ulceribus taetris
Sepulta
Paupertas horrida
Corruttore di tutto
Luogo
D’ogni luce mute
Mente in tutte le lingue
L’idolo
Essere-stato
Funera respectans
das recht was nur sein ersts
Wort
Nun aber spricht er sein zweites
Wort
DAS WORT DER GEWALT
Lemuria
Quando non può
Farsi più buio
Di quest’ora che affonda
Quando
Dalle foreste d’ombra
minacciano i Lemuri
Ille Memor
Scalzo si leva
Schiocca le dita
Getta le nere fave
Dietro alle Larve
Scrosciano allora scorze di parole
Morti vermi ne generano vivi
Corruptio Faetor Fungus
Temesaeque concrepat aera
Nec requies erat
Ed è l’Aria senza
Rifugio di Pace
Das Grosse Nichts der Tiere
Suona profondo l’Aperto negli occhi dell’Animale
Il grande Nulla dell’Animale
Libero da Morte
E i Fiori
Unendlich
Ne sono Io Specchio
Questo si chiama Destino
Essere sempre di fronte
E null’altro –
Stare di fronte
Dove vediamo futuro
Egli vede il Tutto
E se stesso nel tutto
E se stesso salvo per sempre
Nel Tutto
Egli
Fast tödliche Vögel der Seele
Entwicklungsfremdheit
E nella Mente tua bellezza
Questa non è vanità
Da beginnt erst der Mensch
Der nicht überflüssig ist
Nell’aria
Unico Irraffigurabile Onnipresente
Il Canto persuasi
Vuoto lucente
Senza Imago
Misurato pietra su pietra
Là dove lo Stato finisce
Nell’aria
Discontinuous gods
Metum
Pone Metum
Pone
(Testi a cura di Massimo Cacciari)
Scritti di Nono
34. Guai ai gelidi mostri (1983)
suono mobile non statico, per monolitismo delle formanti –
microintervalli fino alla differenza di 1 Hz –
varie trasposizioni dello spettro acustico non più unico –
altre vibrazioni altri filtri per la diffusione con l’uso compositivo dello spazio appositamente da studiare.
diversità anche tra il ricordo-presenza del canto gregoriano e il ricordo-presenza del canto sinagogale.
diversità anche nella produzione del suono non ‘monade’ in sé data, ma per le molteplicità altre, sia delle diverse qualità dell’organo vocale o strumento, esaltate dal live electronics in tempo reale.
necessità continua di studio di sperimentazione di altre possibilità anche e soprattutto per la fantasia creativa, con conseguenze di altre difficoltà per la percezione, se passivamente avvilita e banalizzata alla ‘normalità’ del ‘veder la musica’: star system, metalinguaggio.
infinita disponibilità al sorprendente all’insolito alla messa in discussione anche con il massimo di incertezza (certezza nell’incertezza) con il massimo della verzweifelte Unruhe (Ruhe in der verzweifelten Unruhe)
[“Disperata inquietudine (quiete nella disperata inquietudine)”] – il cercare infinitamente più importante del trovare.
ascoltare! come saper ascoltare le pietre rosse e bianche di Venezia al levar del sole – come saper ascoltare l’arco infinito di colori, sulla laguna veneta al tramonto – come saper ascoltare le ondulazioni magiche della Foresta Nera: colori silenzi, live naturale dei 7 cieli.
(“al gran Maghid di Mezirici, in gioventù, piaceva levarsi all’alba per passeggiare lungo fiumi e laghi: imparava l’arte di ascoltare” da Celebrazione hassidica di Elie Wiesel).
Hölderlin e la sua torre – Gramsci e la sua cella.
Emilio Vedova e il suo ciclo sul carnevale di Venezia: altri segni altra materia altri colori altri occhi altre orecchie, i suoi! spalancati più di un radar per captare, più di un computer sensibile per ‘caricarsi’ per ‘elaborare’.
il ciclo coinvolge sconvolge.
attimi-eco di voci ammutolite-silenzi-cristallo colmo di eventi-istanti felici-tremendi-tragici.
Guai ai gelidi mostri: altra avventura nostra, di Cacciari di Vedova di Haller di me, sul mare aperto al Prometeo.
(IE: 1983; LN-Ricordi 491-492)
Bibliografia
Audio/video
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[CD] Col Legno WWE 2SACD 20608 2006
Solistenensemble des Philharmonischen Orchesters Freiburg; Solistenchor Freiburg; dir. André Richard.
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[CD] Disques Montaigne MO 782047 1995
Susanne Otto, contralto; Ensemble Recherche; EdHSS-SWF; dir. André Richard.
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[LP] Edition RZ MO 782047 1990
Elisabeth Laurence/Susanne Otto, voci; Roberto Fabbriciani, flauto; EdHSS-SWF; dir. Roberto Cecconi.

