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Das atmende Klarsein

per piccolo coro flauto basso, live electronics e nastro magnetico
Scheda

Data di composizione: 1980-1983

Testi: da Rainer Maria Rilke (Elegie duinesi) e da antiche lamallae orfiche, a cura di Massimo Cacciari

Organico: Flauto basso, piccolo coro di otto voci (3 Soprani, 3 Contralti, 3 Tenori, 3 Bassi); live electronics

Durata: 45’

Editore: Ricordi, 133476, a cura di André Richard e Marco Mazzolini (1987)

Prima esecuzione assoluta: Firenze, Teatro alla Pergola, 30 maggio 1981, XLIV Maggio Musicale Fiorentino; Roberto Fabbriciani, flauto basso – Ottetto vocale del Maggio Musicale fiorentino – Roberto Gabbiani, direttore di coro – Experimentalstudio der Heinrich-Strobel-Stiftung des Südwestfunks E.V., Freiburg (Breisgau), realizzazione live electronics – Luigi Nono, Hans-Peter Haller, regia del suono

Sinossi

Nel testo si combinano parole, dalle Elegie Duinesi di Rilke e da antiche lamellae orfiche.

"Dopo la tarda tempesta" (Nach spätem Gewitter), "Fuori nella notte" (Aus Dunkel) sale, si innalza (si ri-crea?) l'Aperto, il Disvelato nell' abbagliante mania dei suoi colori, nella chiara luce del suo respiro (ein buntes Offenbares, das atmende Klarsein). Chiarezza che ha colori e respiro - non semplice Luce, perciò, che acceca, e equivarrebbe alla Notte. Felice chi vede questa bellezza nel mondo, diceva ancora Menandro.

Andare alle case di Ade è cercare il luogo dove scorre la fonte di Mnemosine. Dell'augusta dea orfica così parla Giorgio Colli, "il riconoscimento pessimistico dell'illusorietà del mondo che ci circonda trova un compenso teoretico nella sua interpretazione come traccia, riflesso, espressione, ricordo di un'anteriore vita divina, immutabile, sottratta al tempo, che Mnemosine ci fa recuperare". "Ora proprio questo inizio staccato può di nuovo venire afferrato durante la nostra vita, se riusciamo a spezzare l'individuazione: è Mnemosine che ci rende capaci di tanto". Durante la nostra vita. Non estasi, né consolazione per il suo fallimento. Questa vita Mnemosine ci rende come vita divina. Essa va narrata all'Angelo nei suoi colori cangianti (ein buntes Offenbares).

Poiché siamo fratelli agli dei, anche se fratelli infelici.

In questo senso, bevendo alla fonte di Mnemosine "esplodiamo", ins Freie, nel Libero, all'Aperto. Il "Freie" qui non è liberazione dal mondo, ma liberazione del mondo dallo sguardo che lo condanna all'insignificanza dell'accadere, del momento che si succede al momento. Momento viene da movere, e anche quella Mnemosine è fonte che muove, che fluisce. Ma essa fluisce ins Freie: non è identica ripetizione, ma ri-creazione. E' Festa, non rito statalizzato.

Questo Libero, questo Aperto è un luogo, un posto (Es wäre ein Platz), un posto per noi (die Liebenden), dove costruire torri (Türme), dove provare piacere (Lust).

Piacere che provi se dici, se vedi, se ascolti. Non puoi provarlo soltanto vedendo (eidénai-idea). Il nostro conoscere è condannato al conoscere-solo-guardando. Bisogna provare a dire e sapere ascoltare. Sono arso di sete - perciò chiedo di bere alla fonte: "prima" di vederla-saperla. La "ascolto" venire ("Viene uno dei messi / Leva frutti gloriosi") - perciò può accadere che venga. Se non si resiste nella dimensione dell'ascolto e del provare a dire, proprio quando l'angoscia distrugge, nel fondo delle dimore di Ade (Kai apollymai), non si potrà vedere l'Aperto (ein reines Fruchtland - un luogo, puro, capace di levare quei frutti), non si potrà bere alla fredda fonte di Mnemosine - ma a quella gelata, dell'Oblio, che nega la vita.

Ma come irrompe l'intemporale nel tempo? Come la vita si sottrae al metro negativo, al nihilismo della durata, dove il passato non è, il futuro non è, e il presente appena pensato è già passato? Ardo di sete: nella distensio desertica del tempo della durata, dell'irreversibile, del consumo, che accatasta morte a morte e catastrofe a catastrofe. Ma già perché ardo di sete, tendo alla fonte. Tendere: tendere-a, attenzione, ascolto. La stessa esperienza della distensio desertica del tempo può farci tendere tutti all'ascolto di una dimensione intemporale del tempo. Esiste un Nunc della creatura misteriosamente affine a quello della figura divina: un attimo della creatura inafferrabile un improvviso frattanto (zwischen zwei Weilen), che il non-più e non-ancora non riescono a catturare, che spezza la durata, che è eccezione rispetto alla sua norma. Questo Nunc dà ins Freie: attraverso la sua porta stretta, quasi invisibile, inafferrabile, diamo ins Freie. Esso sta ovunque, può aprirsi ovunque. Non è soltanto alla fine, escatologicamente. O è un fine perennemente possibile. Non sta a noi produrlo - ma sta a noi saperlo attendere, guardando-dicendo-ascoltando.

L'Attimo, il Nunc istantis della creatura, che fa sì che una cosa sia semplicemente, che noi siamo come se a noi appartenesse un Presente presente, viene salutato (Chaire, chaire, chaire) come il phatema, la più piena esperienza che si possa patire. Essa non trascende, non sublima - è traboccante d'esserci (voll Dasein) e abita nel calore del suo Mezzogiorno (in seinem fühlenden Süden). L'Attimo immisurabile "salva" la creatura, non la nega. In esso si dice finalmente che "Hiersein ist viel", che essere qui, che esistere, è. Mnemosine ne rinnova instancabile la memoria.

Dunque, parole sul tempo. Non un tempo immobile dalle origini. Neppure il tempo della narrazione, del racconto.

Non il tempo lineare della durata irreversibile. Neppure il tempo ciclico. Un tempo che si rinnova negli improvvisi frattanto dell'Attimo, attraverso feste irripetibili. Tempo, da témnein, che è tagliare-ritagliare-decidere. Ma Attimi che, intemporali, sono nel tempo, pieni del suo esserci; crisi (Krinein: distinguere, ancora, decidere) del tempo, che appartengono al tempo, che non ci liberano da esso nell'Ora immobile dell'esterno, ma che ci ri-creano ogni volta in esso. Non vi è, dunque, itinerario in queste parole, ma la compresenza di questi significati; l'irriducibilità del nostro tempo ad una sola di queste aporie. Patire il pathema vuole dire, forse, per noi, tentare di ascoltare insieme queste aporie: ciò che dura insieme a ciò che si ripete, ciò che si ripete insieme all'irrompere del Nunc - il resistere nella durata insieme alla volontà di irrompere ins Freie. Un tempo in cui i tempi distinti possano darsi insieme e proprio perché finalmente insieme se ne possa vedere-dire-udire l'infinita differenza.

Riuscire a dire ciò chiaramente, come Klarsein, con voce limpida... Riuscire a percorrere ogni via sapendo che non ve ne sono "d'uscita", senza nostalgia, senza consolazione, ma ogni via...

Massimo Cacciari

(dal programma di sala del concerto tenutosi al Lingotto di Torino, il 25 marzo 1990, all'interno della rassegna Voci enigmatiche, promossa da De Sono. Associazione per la Musica, pp. 55-61)

Altre versioni
Testi
Scritti di Nono

31. Das atmende Klarsein (1981)

piccolo coro di otto voci – flauto basso e alcune possibilità diverse di composizione e diffusione spaziale dei suoni da questi originati – “live electronic” – con lo studio sperimentale “H. Strobel” della SWF di Freiburg/Breisgau.

non unicamente il suono trasformato, come unico fenomeno percettivo, o elaborato e fissato su nastro, ma il suono “live-naturale” del coro e del flauto basso e, nello stesso istante e non nella successione temporale o visuale, il suo diventare altro, il suo germinare sia come spettro compositivo che come dinamica spaziale.

diversità e molteplicità fantastica del suono, nello stesso istante, possibile, altrimenti, come quella dei pensieri e dei sentimenti, della creatività.

bene ascoltando Musil “…se il senso della realtà esiste, …allora ci dev’essere anche qualcosa che chiameremo senso della possibilità”.

“è la realtà che suscita la possibilità..., tuttavia nella media o nella somma rimarrebbero sempre le stesse possibilità che si ripetono, finché viene qualcuno per il quale una cosa reale non vale di più che una immaginaria, è lui che dà finalmente senso e determinazione alle nuove possibilità e le suscita”. per me questo “qualcuno” è l’ampliamento fantastico possibile per lo studio sperimentale necessario e paziente a Freiburg, nelle vibrazioni fascinose della “foresta nera”, per le sorprendenti innovazioni di [Roberto] Fabbriciani (anche lui ‘calato’ nello studio di Freiburg, e io ‘calato’ nella sua maestria), per la passionante nostalgia tra passato e futuro delle pure voci del coro di [Roberto] Gabbiani (frammenti di canto orfico e da Rilke).

con il pianoforte di [Maurizio] Pollini, i percussionisti della Scala e del Comunale, il quartetto LaSalle, questo diverso istante di studio mi è naturale per quel “das atmende Klarsein”, bisogno e necessità suscitatimi per fantasticare “la realtà possibile” del cacciariano Prometeo.

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Luigi Nono. Scritti e colloqui, a cura di A.I. De Benedictis e V. Rizzardi, Ricordi-LIM («Le Sfere», 35), Milano 2001, vol. I, p. 487

IE: Maggio Novità, XLIV Maggio Musicale Fiorentino, Firenze, Teatro Comunale 1981, (programma dei concerti del 30-31 maggio /1-2 giugno), pp. 451-452 (TESTO BASE).

RT: LN-Restagno, p. 248

LN-Feneyrou, pp. 324-325

Bibliografia

- Peter Ivan EDWARDS, Object, Space, and Fragility in Luigi Nono’s Das Atmende Klarsein, «Perspectives of new music», n. 46 (2008), pp. 225-243.

- Joachim JUNKER, Zum Verhältnis von Text und Musik in Luigi Nonos Das atmende Klarsein, in Ludwig Holtmeyer, Michael Polth, Felix Diergarten (eds.), Musiktheorie zwischen Historie und Systematik - 1. Kongress der Deutschen Gesellschaft für Musiktheorie, Dresden 2001. Augsburg, Wissner Verlag, 2004, pp. 326-337.

- Hella Melkert, Das atmende Klarsein (1981), in «Far del silenzio cristallo», PFAU-Verlag, Saarbrücken 2001, pp. 13-81.

Audio/Video
[CD] Registrazione privata di un concerto tenutosi a Stoccolma il 19/02/2006,

Interpreti: Harmony of voices; Manuel Zarria, flauto basso; Alvise Vidolin, live electronics; dir. Fredrik Malmberg

Note: ALN

[CD] CD 3206 Registrazione non in commercio di un concerto tenutosi ad Utrecht il 10/11/2000,

Casa discografica: ONDERSTROOM

Interpreti: ASKO Kamerkoor; Leendert de Jonge, flauto; dir. Jos Leussink

[LP] ITL 70100, 1984

Casa discografica: Fonit Cetra

Interpreti: Roberto Fabbriciani, flauto; Solistenchor des Instituts für Neue Musik der Musikhochschule Freiburg; EdHSS-SWF; dir. Arturo Tamayo

[CD] 447167-2, 1994

Casa discografica: ARTS

Interpreti: Roberto Fabbriciani, flauto basso

[CD] WWE 1CD 31871, 1994

Casa discografica: Col legno

Interpreti: Eva Furrer, flauto; membri del Sudfunkchors Stuttgart; dir. Beat Furrer

[CD] AG 113, 1997

Casa discografica: Agorà Musica

Interpreti: Roberto Fabbriciani, flauto basso

[CD] 93.022, 2001

Casa discografica: Hanssler Classic

Interpreti: Eva Furrer, flauto; SWR Vokalensemble; Stuttgart, Peter Bohm, live electronics; dir.Rupert Huber

Note: Registrazione del 10-11/10/1994 e 23- 24/11/1995

[CD] WWE 2SACD 20600, 2003

Casa discografica: Col legno

Interpreti: Roberto Fabbriciani, flauto; Solistenchor Freiburg; EdHSS-SWR; Bernd Noll, audio technology; direzione del suono di Michael Acker e Reinhold Braig, dir. André Richard